
L' inaugurazione della mostra " L'Abécédaire" di Patrick Moya, l' Alliance Francaise di Ascoli Piceno apre la settimana francese, dal 3 al 9 febbraio, con un calendario ricco di appuntamenti interessanti.
Patrick Moya (1955) vive e lavora a Nizza. E'un artista che ha già al suo attivo una produzione notevole e multiforme: lavora su ogni supporto, da quelli più tradizionali come tela, legno, stoffa e muro, fino alle immagini digitali, ai filmati in 3D. E' scultore e ceramista, fa performances e istallazioni. Allievo della scuola d'arte nizzarda di Villa Arson, dopo un passato da modello, comincia ad esporre le sue opere nel 1987, con personali in Francia, Italia, Inghilterra, Spagna, Germania, Stati Uniti, Taiwan e Hong Kong. Moya appartiene alla stessa generazione dei famosi graffitisti statunitensi Keith Haring e Jean Michel Basquiat, entrambi morti prematuramente, coi quali condivide molte scelte estetiche. Vicino al pensiero dei Situazionisti (la distanza da ogni ideologia) e da sempre attratto dalle teorie di Mc Luhan sul "villaggio globale", Moya ha cercato una sigla espressiva che tenesse conto dei nuovi media, in particolare della televisione e di internet: " con i media dell'ubiquità, come la diretta tv, il creatore non ha più il tempo di raccontare la storia dell'arte. Per esistere, deve diventare una creatura". L'artista deve intervenire dunque con la sua fisicità nello spazio della comunicazione visiva: ecco le performances, l'invasione del quotidiano, dalla radio alla televisione, dalla strada alla piazza. Ecco la firma M, O, Y, A, il cognome ereditato dal padre catalano, che invade ogni suo intervento. La riproposizione estenuante della firma non è un vezzo narcisistico ma è una cifra stilistica, un logo, un gioco. La maniera di Moya è fortemente caratterizzata dalla poetica del fanciullo. Attraverso il gioco, l'artista diventa bambino e si muove in un territorio a metà tra verità e menzogna, saggezza e follia, razionalità e inconscio. Giocando su più piani, tra pittura e scultura, happening e fotografia, Moya crea una macchina di rappresentazione mutevole. La sua arte è pop, si avvicina al mondo del fumetto e dei graffiti: semplice, comprensibile, giocosa, dai colori forti e sgargianti, volutamente ingenua e adolescenziale. La grandezza di Moya sta nella sua capacità di stupirsi e di meravigliarsi: attraverso il suo occhio "bambino" anche noi riusciamo ad entrare in un mondo di favole colorate, dove realtà e fantasia si mescolano sospese in un racconto popolato di pinocchietti (Pinocchio diventa una caricatura dell'artista stesso) e pupazzi, angioletti e diavoli, in un universo arioso nel quale volteggiano le quattro lettere del suo cognome: M, O, Y, A. L'esposizione itinerante "L'Abécédaire", commissionata nel 2003 dalla Caisse d'Epargne Cote d'Azur, in collaborazione con Alliance Francaise, è nata per promuovere la lotta contro l'analfabetismo. La mostra ha già riscosso un notevole successo in molte città italiane (Pavia, Modena, Bologna, Biella, Bari, solo per citarne alcune). Nelle 26 tele, realizzate ad acrilico, una per ogni lettera dell'alfabeto, ritoviamo i tratti caratteristici della poetica di Moya. L'atmosfera sospesa e incantata, i richiami al fumetto e ai graffiti, gli animali e il sogno. E il Pinocchietto, alter ego dell'artista, ci guida alla scoperta di questo universo fantastico, dove l'ironia, il gioco e l'immaginazione si esprimono attraverso un segno semplice ed incisivo, con colori vivaci e brillanti. Scriveva il grande artista spagnolo Juan Mirò: "...prendo in giro i miei personaggi. Prendo in giro l'uomo, questa marionetta che è impossibile prendere sul serio".
M. Gabriella Mazzocchi